Eucaristia e Culto Eucaristico

testi a cura di don Alberto

 

Sin dalle origini la chiesa ha sempre percepito l’importanza che il sacramento della eucaristia costituiva per la sua stessa esistenza: attorno ad essa la comunità cristiana si riunisce in assemblea per celebrare la morte e la risurrezione di Cristo. A partire dal XIII secolo comincia a diffondersi anche il culto eucaristico al di fuori della messa, proprio per il bisogno che il credente avverte di riferirsi costantemente alla presenza reale di Cristo. Ovviamente anche l’arte si è sbizzarrita nel creare oggetti che sempre più possano manifestare le fede e la devozione in questa Presenza. Per sommi capi, gli oggetti legati all’eucaristia e al culto eucaristico possiamo distinguerli in: calice, patena, ampolline, pisside o ciborio, ostensorio, turibolo, navicella, secchiello porta acquasanta, espositorio. Ne vediamo alcuni.

CALICI

Calice del 1963 donato dalla comunità a don Attilio Corini che fu parroco dal 1960 al 1972, come dice l’iscrizione sotto il piede: I PARROCCHIANI DI GARGALLO AL LORO PARROCO DON ATTILIO CORINI PER IL SUO 25° DI SACERDOZIO – GARGALLO 29 GIUGNO 1963. Il calice è alto cm 23,5, largo cm 15 e profondo cm15 ed è in argento dorato. È riccamente lavorato: sul piede sono raffigurati l’Annunciazione, la Natività di Gesù, il Battesimo di Gesù e la Crocifissione. Sul nodo in nicchie d’avorio i quattro evangelisti. Sul reggi coppa la Samaritana al pozzo, la Moltiplicazione dei pani, le Nozze di Cana e la guarigione dello storpio. Sulla coppa, sul reggi coppa, sul piede e sotto il piede la punzonatura, marchio del titolo dell’argento (800 millesimi). Sempre sulla coppa, sul reggi coppa, sul piede e sotto il piede marchio di identificazione usato, dal 1944 al 1971, dai fabbricanti e commercianti di metalli preziosi in Italia; non identificato: losanga orizzontale tronca, profilo a linee rette; sulla destra la sigla della provincia nella cui circoscrizione ha sede il fabbricante o il commerciante (illeggibile); sulla sinistra il numero distintivo, in cifra araba, assegnatogli dall'Ufficio Statale del Saggio e del Marchio dei metalli preziosi dal quale dipende (illeggibile).

Calice di fine XVI secolo composto da ottone fuso, cesellato, argentato e dorato e da metallo dorato; opera di una bottega lombardo-piemontese alta cm 22,5 del diametro di cm 11, la coppa è stata sostituita; sul piede sono raffigurati quattro dottori della chiesa, sul nodo tre soldati alternati ad angeli

Calice del XVIII secolo in metallo fuso argentato e dorato, opera di una bottega lombardo-piemontese avente le dimensioni di cm 19,5x13x13; sul piede sono raffigurati un santo martire, la Madonna e un santo vescovo alternati da teste di angeli e motivi decorativi; sul nodo e sul sottocoppa grappoli d’uva, teste di angeli a altri motivi decorativi; sotto il piede l’iscrizione: F.G.M.R.

Calice cesellato del secolo XVIII in metallo fuso argentato e dorato e rame sbalzato argentato e dorato, alto cm 21, largo cm12 e profondo cm 12; sul piede sono raffigurati San Giuseppe, la Madonna e un santo vescovo alternati da motivi floreali; sul nodo tre angeli che si tengono per mano; teste di angeli e motivi floreali sul reggicoppa.

Calice in ottone fuso, argentato, dorato e cesellato, in rame sbalzato argentato e dorato e metallo dorato, opera di un orafo cremonese nel 1644. Il calice potrebbe essere collegato alla figura di Giacomo Antonio Ravizza, gargallese abitante a Cremona, che a partire dal 1640 circa finanziò la ristrutturazione della chiesa parrocchiale. Il calice ha un’altezza di cm 20 e un diametro di cm 11; sotto il piede troviamo l’iscrizione: VNIVER RECAM CREMONAE 1644.

A San Michele calice in metallo cesellato argentato e dorato risalente alla seconda metà del XVII secolo di un artigiano lombardo-piemontese; ha un’altezza di cm 21 e un diametro di cm12; iscrizione a sgraffio sotto il piede: GARGALLO.

A San Michele calice del 1923 in metallo argentato e dorato e argento dorato, avente un’altezza di cm 21,5 e un diametro di cm 12; sotto il piede la seguente iscrizione: AL NEO CAN.co QUARETTA DIONIGI – I PARROCCHIANI RICONOSCENTI – 29 APRILE 1923. Punzonatura sulla coppa: BN 800. Chi era questo can. Quaretta?  Quaretta Can. Teol. Avv. Dionigi, Dottore in Teologia ed Ambe Leggi, Cav. Figlio di Stefano e della Giuseppina Bellandi nato in Torino Parrocchia Ss. Stefano e Gregorio il 30 gennaio 1880 – diocesano di Torino. Vestizione clericale il 20 settembre 1896. Ordinazione sacerdotale il 28 giugno 1903. Approvazione per le confessioni 19 giugno 1905. Residenza: Torino via XX Settembre 76 (108) – Parrocchia Ss. Martiri. Vicecurato a: Candiolo (1907-1910); San Mauro Torinese (1910-1916); Ss. Martiri (1916); Cattedrale Metropolitana (1916-1923). Canonico partecipante della Metropolitana 11/04/1923. Canonico effettivo della Metropolitana 14/11/1931. Membro del Consiglio di Amministrazione dell’Arcidiocesi. Primicerio del Capitolo Metropolitano 1943. Tesoriere 1947. Deputato per l’amministrazione dei beni temporali dei Seminari Diocesani. Morto in Torino all’Ospedale Molinette il 23 giugno 1951.

A San Rocco calice di argentiere italiano, altezza cm 23,5 diametro cm 12,5, in argento sbalzato e dorato, del 1933 come risulta dalla seguente iscrizione posta sotto il piede: LUCCHINI JOANNES ET ANTONIA PROVERBIO CONIUGES ET FILII AB ARMENO AVUNCOLO CAN. JOANNES ZARETTI PAROCHO GARGALLI QUADRAGESIMUM ANNUM SACERDOTALIS ORDINATIONIS RECORDANTES MEMORE ANIMO ORANTES DONARUNT NOVARIAE 9-7-1893 - GARGALLI 29-6-1933. Don Giovanni Zaretti, nato ad Armeno nel 1868 e ordinato sacerdote nel 1893, svolse il suo ministero ad Armeno dal 1893 al 1903 e a Gargallo dal 1903 al 1941. Canonico onorario della Collegiata di Gozzano, morì a Gargallo il primo ottobre 1941.

PISSIDI

Pisside di bottega lombardo-piemontese, dimensioni cm 29x12x12, in rame sbalzato argentato e dorato, ottone fuso cesellato argentato e dorato e metallo dorato; la pisside risale alla prima metà del XVII secolo. Sul piede sono raffigurati gli strumenti della passione alternati da motivi floreali; la crocetta apicale è stata sostituita; in origine la pisside era un ostensorio ambrosiano.

Una pisside di ambito lombardo-piemontese, risalente alla prima metà del XVII secolo, in rame sbalzato argentato e dorato, in ottone fuso cesellato argentato e dorato; ha un’altezza di cm 26 e un diametro di cm 10,5; motivi floreali e teste di angeli sul piede e sulla coppa; sula cime del coperchio un statuetta di San Giovanni Battista in metallo dorato (manca un braccio).

Una pisside opera di bottega lombardo-piemontese nella prima metà del XVIII secolo, in rame sbalzato argentato e dorato, in ottone fuso argentato e dorato; sul coperchio una crocetta in metallo dorato ornato anche da motivi floreali; sotto il piede l’iscrizione: GLO.

Due pissidi in ottone stampato e argentato, in ottone fuso e argentato, di produzione italiana tra il 1875 e il 1924; hanno una croce sul soperchio in metallo dorato; una ha un’altezza di cm 35 e un diametro di cm 14; l’altra è alta cm 30 con un diametro di cm 12.

Pisside da viatico di bottega lombardo-piemontese, in rame sbalzato argentato e dorato, in ottone fuso cesellato argentato e dorato, crocetta apicale metallo dorato, sostituita; la pisside risale alla prima metà del XVIII secolo ed è alta cm 16 con un diametro di cm 6.

A San Michele pisside di produzione italiana tra il 1875 e il 1924; è in ottone stampato o fuso e argentato; è alta cm 27 del diametro di cm 11; greca ornamentale sul piede e sul coperchio che termina con una croce;  l'oggetto è riconducibile ad un genere estremamente diffuso in Italia tra la seconda metà del secolo XIX e la prima metà del secolo XX. Tale tipologia di oggetti, di forma essenziale, con lievi decorazioni ottenute a stampo riproducenti motivi stilizzati quali palmette, piccole stelle, tralci d'uva, ovuli etc., si prestava in maniera eccellente ad una produzione seriale.

Ampolliera di produzione italiana in ottone stampato e argentato, in ottone fuso e argentato e in vetro, risalente agli anni tra il 1875 e il 1924; altezza cm 22, larghezza cm 30 e profondità cm 15; manca un’ampolla.

Brocca per lavare le mani del XVIII secolo, in rame sbalzato e argentato e in ottone argentato; una produzione italiana in discrete condizioni essendo stata rimaneggiata.

A San Michele piattino da comunione di produzione italiana in ottone stampato risalente alla seconda metà del XIX secolo; ha un’altezza di cm 21, una larghezza di cm 14,5 e una profondità di cm 1-

CULTO EUCARISTICO

Due navicelle porta incenso in ottone stampato e argentato; opere isolate di produzione italiana eseguite tra il 1875 e il 1924; la prima è alta cm 19, larga cm 20 e profonda cm 11, sul coperchio statuetta di un santo in ottone fuso e argentato; la seconda è alta cm 18, larga cm 21 e profonda cm 8,5; discrete le loro condizioni.

Due turiboli in ottone stampato e argentato e ottone fuso e argentato di un artigiano italiano tra il 1875 e il 1924; entrambi sono alti cm 105 con un diametro di cm 15; il loro stato di conservazione è discreto.

Turibolo, navicella porta incenso e secchiello per acqua benedetta, del XVIII secolo; sono tre elementi di un insieme (manca l’aspersorio) opera di una bottega lombardo-piemontese, in ottone sbalzato e argentato e con metallo fuso e argentato, riccamente decorati con motivi ornamentali in rilievo. Il turibolo è alto cm 111 con un diametro di cm 15; la navicella è alta cm 19, larga cm 17 e profonda cm 10; il secchiello è alto cm 18 e un diametro di cm 14, e presenta saldature e ammaccature.

A San Michele turibolo e navicella porta incenso una produzione italiana tra il 1875 e il 1924; sono fatti in ottone stampato e argentato e in ottone fuso e argentato, secondo una tipologia molto diffusa in Italia nel periodo sopra indicato. Il turibolo è alto cm 104 con un diametro di cm 13; la navicella è alta cm 17, larga cm 21 e profonda cm 10.

A San Rocco turibolo e navicella porta incenso, una produzione italiana tra il 1875 e il 1924; sono fatti in ottone stampato e argentato e in ottone fuso e argentato, secondo una tipologia molto diffusa in Italia tra la seconda metà del XIX secolo e la prima metà del XX secolo; il turibolo è alto cm 98 con un diametro di cm 13, mentre la navicella è alta cm 17, larga cm 20 e profonda cm 7.

Espositorio per Santissimo Sacramento; una produzione italiana di fine XIX secolo; il piano di appoggio è in ottone stampato argentato, mentre la struttura è in ottone dorato decorata con motivi floreali; altezza cm 10, larghezza cm 25 e profondità cm 26.

Tronetto per esposizione eucaristica, opera di una bottega lombardo-piemontese nell’ultimo quarto del XVIII secolo; è costituito da una struttura in legno rivestito da rame sbalzato e argentato; il basamento sostiene una corona riccamente ornata, il tutto avvolto da un tendaggio in tessuto laminato in oro; è alto cm 126, largo cm 68 e profondo cm 28.

Un tronetto per esposizione eucaristica sullo stesso modello del precedente, ma risalente alla seconda metà del XIX secolo; il basamento è più semplicemente lavorato con in alto una corona in rame sbalzato e argentato; fa da sfondo una tenda in tessuto laminato in oro; è alto cm 106, largo cm 52 e profondo cm 24.

Un terzo espositorio risale, invece, agli inizi del XX secolo; è una produzione italiana in legno ricoperto da ottone stampato argentato e dorato; sul davanti è decorato con greche e motivi floreali; è alto cm 15,5, largo cm 24 e profondo cm 18,5.

Ostensorio raggiato di produzione italiana risalente agli inizi del 1900; è composto da ottone stampato e dorato e strass (cristallo molto ricco di piombo che imita lo splendore del diamante); riccamente decorato con greche e motivi floreali termina in alto con una croce, la base è rialzata su quattro piedini; l’altezza è di cm 67, la larghezza di cm 33 e la profondità di cm 20.

Ostensorio raggiato di produzione italiana della prima metà del XX secolo; l’ostensorio è in ottone stampato e argentato e in ottone fuso e dorato; il fusto è molto semplice mente ben ornata e decorata e la raggera attorno alla nicchia che contiene l’ostia e termina con una crocetta; altezza cm 51, larghezza cm 25, profondità cm 15.

Ostensorio raggiato prodotto in Italia tra il 1940 e il 1960; è in ottone stampato argentato e dorato, in ottone fuso argentato e dorato; il fusto termina con uno stacco in alabastro dalla raggera; sul piede è raffigurata l’ultima cena; sul fusto vi sono dei cervi che si abbeverano alla fonte (simbolo del cristiano che si abbevera di Cristo) e sulla raggera quattro angeli oranti; l’ostensorio è alto cm 47, largo cm 26 e profondo cm 16.

Ostensorio raggiato.

 

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