Reliquie e Reliquiari

testi a cura di don Alberto

Nel Vangelo è riportato l'episodio della donna che soffriva di emorragia e che si accosta a Gesù per toccargli il mantello (Mt 9,20-22; Mc 5,25-29; Lc 8,43-48). Il pensiero che muove questa donna è: "Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita" e in base a questa fede ottiene la guarigione. Negli Atti degli Apostoli abbiamo invece la chiara documentazione di un uso propriamente taumaturgico dell'oggetto; leggiamo in At 19, 11-12: " Dio intanto operava prodigi non comuni per opera di Paolo, al punto che si mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a contatto con lui e le malattie cessavano e gli spiriti cattivi fuggivano."

Nei primissimi secoli del cristianesimo il culto delle reliquie nasce soprattutto come memoria e venerazione della tomba di un martire.

La storia delle reliquie è molto legata al pellegrinaggio. Siccome non tutte le persone erano in grado di fare un pellegrinaggio, sia per ragioni di salute, di denaro o altre, era abitudine riportare una reliquia che poteva trasmettere il potere taumaturgico di un personaggio santo. Soprattutto pellegrini che andavano a Roma riportavano quantità di reliquie poi in parte distribuite come regali alle persone care rimaste a casa. Il possesso di molte reliquie era motivo di grandezza e di prestigio per una chiesa. Il vaso utilizzato per l’esposizione e la venerazione delle reliquie, si chiama reliquiario.

La parrocchia di San Pietro possiede due tipi di reliquiari: a busto e ad ostensorio.

RELIQUIARI A BUSTO

Abbiamo una prima serie di quattro reliquiari a busto dedicati ad altrettanti santi vescovi; tutti sono alti cm 107, larghi cm 53 e profondi cm 20; sono opera di una bottega lombardo-piemontese; nel registro parrocchiale delle spese è annotato l';acquisto dei quattro busti, deliberato per arredare più degnamente il nuovo altare realizzato nel 1779; l’anima in legno è ricoperta da rame sbalzato argentato; sul petto di ognuno dei quattro busti, in rame sbalzato e dorato, è presente una teca contenente la reliquia di un vescovo: San Gaudenzio, 327-418, primo vescovo di Novara (sul filatterio: EX OSS. S. GAVDENTII EPISCOPI); San Biagio, vescovo di Sebaste in Armenia, martire nel 316 (sul filatterio EX OSSIBVS S. BLASII EPIS. MART.); San Grato, vescovo di Aosta nel V secolo (sul filatterio: EX OSSIBVS S. GRATI MART. 5 Xbris); San Carlo Borromeo, 1538-1585, vescovo di Milano (sul filatterio: EX PRAECOR. S. CAROLI BORROMEI).

Abbiamo una seconda serie di due reliquiari a busto in legno scolpito, dipinto e dorato da uno scultore lombardo-piemontese nella prima metà del XVII secolo; ogni busto è alto cm 64, largo cm 35 e profondo cm 17. Sul retro di ognuno cinque sigilli con lo stemma di Marc’Aurelio Balbis Bertone, vescovo di Novara dal 1757 al 1789. Il primo è un busto maschile contenente le reliquie di San Baiulo (sul filatterio: S. Baiuli M.) o Liberale, martirizzato a Roma nel 269-270, memoria il 20 dicembre. Un busto femminile contenente le reliquie di Santa Esuperia, martirizzata a Roma col marito Olimpio e il figlio Teodolo nel III secolo (sul retro: Reliquia S. Exuperiae M.)

RELIQUIARI A OSTENSORIO

Sono ben sedici i reliquiari ad ostensorio presenti nella nostra parrocchia

Una prima serie di quattro risalgono alla prima metà del XIX secolo; sono alti cm 79, larghi cm 34 e profondi cm 19; sono scolpiti nel legno e rivestiti di metallo sbalzato e argentato; ognuno contiene due teche nelle quali sono contenute le reliquie e un filatterio sul quale è scritto a chi appartengono:

Il primo reliquiario con: S. Laurent. Presb. Mart.; S. Laurent. Levit. e S. IOAN BAPTISTAE.

Il secondo con: S. Agabii Ep./S. Antonii de Padua e EX OSSIBUS B. COTTOLENGO.

Il terzo con S. Luigi Gonzaga; Ex tela imb. sang. S. Philippi Neri e Angela Merici.

Il quarto con S. Julii, S. Juliani, EX OSSIBUS B. JOANNIS BOSCO.

Serie di due reliquiari a ostensorio del 1852, alti cm 51, larghi cm 21 e profondi cm 10; sono in legno rivestito di rame sbalzato argentato e dorato; i due reliquiari sono un dono di don Giacomo Gavinelli che fu parroco di Gargallo dal 1845 al 1871, come risulta dalla iscrizione sulla base: Ex dev. Parr.i J.bi G. 1852.

Sul filatterio del primo abbiamo: S.Sebast.M.R./S.Vincentii M./S Marii M./[…] Onuphrii/S. Donati M./S.Blasii Ep.M./S.Pontiani PP.M./S.Martini Ep./S.Luciae V.M./S.Agathe V.M./S. Artemii M./S.Martha M.

Sul filatterio del secondo abbiamo: […] Presb./S.Titi L.M./S.Artemii/Iunii/S.Apolloniae V.M./S.Constantiae V.M./SW.Columbae V.M./S.Gerundia/S.Francisce Rom./S.Abdon M./S.Sennen M./S.Iulii/S.Teodori/De tela imbu. sang. S.Philip.Neri C./B.Philippae Mareri V./Ex subucula S.Caroli Borr./B. Phillip.Mareri Tunica/

Serie di due reliquiari a ostensorio con teste alate risalenti al XIX secolo; sono alti cm 58 larghi cm 22 e profondi cm 15; sono composti da legno scolpito, rivestito con rame sbalzato argentato e dorato; ognuno di essi contiene tre teche che racchiudono le reliquie; ogni teca ha un filatterio con l’iscrizione che specifica il contenuto

Teche del primo reliquiario: S. Firmi Martyris/ S. Giuseppe/ S. Joann. A Thouret V.

Teche del secondo: S. Apollonie V. et M./ S. Vincentii Fer./ ex ossibus S.P.A.

Un reliquiario prodotto in ambito italiano nella prima metà del secolo XIX; la sua altezza è di cm 39, la sua larghezza di cm 18,5 la sua profondità di cm 11,5; come tutti si tratta di legno ricoperto da rame sbalzato argentato e dorato; contiene le reliquie di S. Fermo.

Un reliquiario a ostensorio donato alla parrocchia da gargallesi emigrati a Roma; infatti sulla base appare l’iscrizione seguente: BENEFATTORI DI ROMA 1732; è legno ricoperto da rame sbalzato e argentato, alto cm 51, largo cm 22 e profondo cm 12,5; sul filatterio l’iscrizione: Mariae Virg.

Serie di tre reliquiari a ostensorio di produzione italiana tra il 1875 e il 1924; altezza cm 32,5, larghezza cm 12,5 e profondità cm 11,5;

Il primo è in metallo stampato argentato e metallo fuso e argentato; iscrizione sul filatterio: EX CARNE S. JOANNIS BOSCO

Il secondo in metallo stampato e argentato e metallo fuso e dorato; iscrizione sul filatterio: Ex Ossibus S.B.J. COTTOLENGO

Il terzo dello stesso materiale del precedente; sul filatterio reca la seguente iscrizione: B. LUIGI ORIONE

Un reliquiario a ostensorio in metallo stampato o fuso, argentato e dorato; è un dono alla parrocchia di don Stefano Cominazzini, come appare dall’iscrizione sotto la base: L’Arciprete Stefano Cominazzini che celebrava la sua prima Messa a Gargallo il 26 Settembre 1887 p. sua memoria. Stefano Cominazzini nacque a Gargallo nel 1863, ordinato nel 1887 fu arciprete a Miasino dal 1890 alla sua morte, avvenuta nel 1933. Il reliquiario misura cm 33x14,5x11. Il reliquiario contiene una stauroteca, cioè una teca a forma di croce con le reliquie del legno della Croce.

Ad opera di una bottega lombardo-piemontese, abbiamo un reliquiario ad ostensorio risalente alla prima metà del XVIII secolo; il rame sbalzato argentato e dorato ricopre l’anima in legno; le sue dimensioni sono di cm 26x13,5x9; sul filatterio nella teca vi è l’iscrizione: S. Caroli Borr.

Nella chiesa di San Rocco troviamo un reliquiario a ostensorio prodotto in Italia tra il 1750 e il 1774; il legno è rivestito con rame sbalzato argentato e dorato; è alto cm 32,5 largo cm 12,5 e profondo cm 9; ovviamente contiene le reliquie di San Rocco come appare dall’iscrizione sul filatterio.

Reliquiario a cassetta prodotto in Italia nella seconda metà del XVIII secolo; è in legno rivestito di carta marmorizzata di cm 10x30,5x12; contiene uno svariato numero di ossa e frammenti di ossa, sulle quale vi è un filatterio con l’iscrizione che indica in santo dal quale provengono: S. Clementis Mart./S. Aemilianus M./S. Deodati Mart. (2 volte).

Nella chiesa di San Michele è murata a parete una teca in granito rosso e pietra di cm 26x20x5; l’iscrizione su di essa precisa: RELIQUIA GROTTA DI S. MICHELE ARC. MONTE SANT’ANGELO 1996.

LA PACE

Questo strumento, costituito da una placca di metallo o altro materiale, incorniciata da una artistica forma a contorno, e dotato di un manico posto sul retro, che serve per l’impugnatura e il facile passaggio di mano in mano tra i fedeli. La pace è infatti un oggetto che un tempo veniva passato tra coloro che assistevano alla Messa e baciato in segno di mutua solidarietà. L’immagine a rilievo può rappresentare il Crocefisso, la deposizione dalla croce, l’Addolorata o l’Agnus Dei. Oggi è molto raro l’uso della Pace.

La nostra parrocchia possiede due esemplari di Pace che possono essere fatti risalire alla fortunata serie avviata dal Moderno, probabile pseudonimo di Galeazzo Mondella, operante a Padova tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento. Questa tipologia di paci, originatasi in area veneta, è molto diffusa anche in diocesi di Novara, tuttavia, i due esemplari in nostro possesso dimostrano una fattura ormai seriale.

Il primo è conservato nella chiesa parrocchiale: è un rettangolo di cm 16x11x6 in bronzo fuso argentato e può esser fatto risalire ad un’epoca compresa tra il 1875 e il 1924; raffigura la deposizione dalla croce: Maria e Giuseppe d’Arimatea tengono Gesù che è in primo piano mentre la croce sta sullo sfondo. Una iscrizione sul lato inferiore dice: PIETAS AD OMNIA.

La seconda Pace si trova nella chiesa di San Michele, ed essa è in tutto identica a quella conservata nella chiesa parrocchiale, salvo per la data di fabbricazione che è leggermente più antica, infatti risale alla seconda metà del XIX secolo.

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